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L’IPERREALISMO e il mio punto di vista

Negli ultimi anni ho cercato sempre più di avvicinarmi all’iperrealismo: un campo terribilmente difficile e complesso, ma proprio per questo capace di spingermi continuamente a migliorare. Non è soltanto una ricerca tecnica; è soprattutto un esercizio sul modo di osservare. Cerco di cogliere, quasi in maniera maniacale, ogni dettaglio, ogni sfumatura e ogni variazione di colore, con l’obiettivo di restituire un’immagine il più possibile vicina alla realtà.

Le critiche più belle che ho ricevuto, però, sono quelle che vanno oltre la semplice perfezione tecnica: mi è stato detto che i miei lavori non si limitano a rappresentare la realtà, ma riescono a trasmettere un’anima, qualcosa capace di emozionare e di “scaldare” la mente di chi li osserva. È probabilmente questo, più di ogni altra cosa, che cerco di ottenere.

Per me, quindi, ogni nuovo lavoro rappresenta una sfida. Significa sperimentare, provare colori diversi, cambiare approccio, mettersi continuamente alla prova e cercare di spostare un po’ più in là il proprio limite. Ma, allo stesso tempo, significa non perdere mai quella sensazione di autenticità e di “anima” che cerco di lasciare in ogni mia realizzazione.

Da qualche anno ho iniziato inoltre a inserire nelle mie opere una sorta di messaggio. Ed è proprio qui che il processo diventa ancora più complesso, ma anche straordinariamente affascinante. Disegnare, per me, non è più soltanto un’esigenza manuale, il semplice tentativo di riprodurre una fotografia o un oggetto. Il lavoro nasce molto prima, dalla necessità di sviluppare un’idea: un ricordo, un’emozione, un messaggio, uno stato d’animo.

Da quell’idea nasce la costruzione di un set fotografico, segue l’elaborazione dell’immagine al computer e poi la realizzazione, completamente manuale, del bozzetto su carta. Solo a quel punto inizia il vero viaggio: quello delle linee, delle sfumature e dei colori delle mie matite, attraverso i quali cerco di trasformare un’idea in qualcosa di concreto, mantenendo intatta l’emozione da cui tutto è partito.

È questo il percorso che oggi mi affascina di più: partire da un pensiero e, passo dopo passo, trasformarlo in un’immagine che non sia soltanto realistica, ma che abbia qualcosa da raccontare.

Dicono della mia arte



“… Borello utilizza due metriche, due principi fondamentali che contraddistinguono la sua arte. Si potrebbero riassumere in due parole: fedeltà e cuore. …”

– Asti Art Gallery – Asti


“Nel destino di Bruno Borello, vivace autore autodidatta, estremamente versatile, capace di padroneggiare più tecniche e stili, grande amante del sapere e della cultura, mosso da una sana curiositas c’è (c’è stata e ci sarà) l’arte che culmina in un perfetto iperrealismo. …”

— Galleria Dantebus – Roma


“Una perizia di tratto e rara preziosità.
Bruno Borello riversa nelle immagini emozioni e sensazioni vibranti, germinate grazie all’osservazione di ambienti affascinanti e lussuriosi di vegetazione, cogliendone non solo i motivi prettamente figurali ma anche i valori spirituali. La limpidezza, unitamente alla capacità trasfigurante del suo stile, rivela una conoscenza figurativa che va ben oltre il semplice effetto descrittivo, considerando le immagini come simboliche essenze di valori spirituali, spesso dedicato dell’osservazione lenta e misurata di semplici scorci o personaggi lontani dalla nostra esperienza quotidiana.”

Il pensiero di Katia Catalano


“Un attimo di silenzio: è fotografia o disegno? Spesso osservare d’arte è come danzare al buio con gli occhi chiusi: liberatorio si, ma anche straordinariamente fantastico”

— Anna Soricaro, Critico d’arte. Brera – Milano

Da gennaio 2026